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PAURA DI SOFFOCARE o ANGINOFOBIA

La Paura di soffocare o Anginofobia è un disturbo che fa parte della della categoria dei Disturbi D’ansia, più precisamente delle Fobie Specifiche .

Che cos’è la Paura di soffocare o Anginofobia:

La Paura di soffocare o Anginofobia può presentarsi con livelli diversi di intensità e gravità, sia in età adulta che adolescenziale e pediatrica.

Rappresenta la paura di morire soffocati a causa di qualcosa che potrebbe andare di traverso: cibo, pillole, nei casi più gravi liquidi o la stessa saliva.

La Paura di soffocare o Anginofobia non va confusa con la disfagia o con la iper-riflessia faringea.

La paura di soffocare può anche manifestarsi attraverso il timore della contaminazione aerea di particelle di cibo.

La persona pensa che, il cibo presente nei piatti di altre persone possa finire accidentalmente nel proprio piatto, provocando un’ingestione inconsapevole col rischio di soffocare.

È importante sottolineato che in questo problema la paura non dipende dall’azione del deglutire in sè, ma dagli effetti che si teme possano scaturirne.

Per queste persone il momento del pasto non è un momento piacevole, uno scambio conviviale. Risulta, invece, un vero e proprio momento di terrore.

Come nasce la Paura di soffocare o Anginofobia:

Originariamente la persona che soffre di anginofobia può aver vissuto in prima persona un evento traumatico di soffocamento durante un pasto, oppure può aver assistito ad un soffocamento di un’altra persona.

Questo evento crea un cambiamento per cui all’avvicinarsi del momento del pasto, la persona inizia a provare ansia e il terrore di poter rivivere quella sensazione.

Per far fronte a questa situazione e allontanare il pericolo, la persona colpita mette in atto delle tentate soluzioni che però invece di diminuire la tensione di quel momento inaspriscono ancora di più l’appuntamento fatidico con il cibo.

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Dr.ssa Volpe Brinzaglia Alessandra

DISTURBO D’ANSIA

Disturbo d’Ansia:quando l’Ansia diventa Disturbo

I Disturbi d’Ansia differiscono dalla normale paura o ansia evolutive perché sono eccessivi o persistenti (durano tipicamente 6 mesi o più) rispetto allo stadio di sviluppo.

Molti Disturbi d’Ansia si sviluppano in età infantile e tendono a persistere quando non curati.

Ogni Disturbo d’Ansia è diagnosticato solo quando i sintomi non sono attribuibili agli effetti fisiologici di una sostanza/farmaco o a un’altra condizione medica, oppure non sono meglio spiegati da un altro disturbo mentale.

Le persone con questo disturbo, solitamente presentano pensieri ricorrenti e preoccupazioni. Inoltre, possono evitare alcune situazioni come tentativo di gestire (o non affrontare) le preoccupazioni.

Che cos’è l’Ansia:

L’Ansia è un emozione caratterizzata da sensazioni di tensione, minaccia, preoccupazioni e modificazioni fisiche, come aumento della pressione sanguigna.

I sintomi fisici dell’ansia più frequenti sono sudorazione, tremolio, tachicardia e vertigini/capogiri.

La parola Ansia, dal latino angere ossia “stringere”, comunica molto bene la sensazione di disagio vissuta da chi soffre di uno dei disturbi legati al suo spettro, ovvero l’idea di costrizione, di imbarazzo e di incertezza sul futuro.

L’ansia, infatti, è uno stato caratterizzato da sentimenti di paura e di preoccupazione non connessi, almeno apparentemente, ad alcuno stimolo specifico, diversamente dalla paura che presuppone un reale pericolo.

Differenza tra Ansia e Paura: distinguerle e capirne il valore

L’ansia è diversa dalla paura, poiché:

  • la paura è una reazione funzionale ad affrontare un pericolo immediato;
  • l’ansia si pone come obiettivo l’affrontare una preoccupazione sulla verificabilità di un evento futuro.

Nella paura vi è un aspetto di “immediatezza” che è nettamente in contrasto con l’atto di “previsione” tipico dell’ansia.

È importante sottolineare come l’ansia e la paura non siano necessariamente sensazioni “cattive”, ma al contrario abbiano un ruolo adattivo.

La paura, infatti, è fondamentale nella risposta di “attacco o fuga”, che permette di mobilitare tutte le risorse dell’individuo per affrontare la minaccia o, in alternativa, fuggire da essa. Nelle giuste circostanze una reazione di paura può salvarci la vita. Allo stesso modo, l’ansia ci aiuta ad individuare minacce future e a premunirci contro di esse, progettando ipotetici scenari nei quali potremmo essere coinvolti e, in quel caso, dovremmo affrontare la situazione temuta.

Avere un giusto grado di ansia (quindi non eccessivo) permette all’individuo di essere più performanti rispetto a quando si è tranquilli. Tuttavia però, spesso l’ansia travalica spesso dai suoi aspetti adattivi, cioè utili, ad altri non adattivi, in quanto le reazioni ansiose sono generalizzate a una serie di situazioni ‘neutre’.

I sintomi:

Si manifestano attraverso forme di tipo fisiologico:

  • aumento del battito cardiaco.
  • aumento della concentrazione per affrontare la minaccia.
  • attacco – fuga.

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Dr.ssa Volpe Brinzaglia Alessandra

PAURA DEGLI SPAZI CHIUSI (CLAUSTROFOBIA)

La PAURA DEGLI SPAZI CHIUSI (CLAUSTROFOBIA)
, dal latino “claustrum”, cioè luogo chiuso, è la paura irrazionale dei luoghi chiusi ed angusti, è inoltre associata all’evitamento di oggetti o situazioni che creano senso di oppressione e sensazione di mancanza di libertà di movimento.

La Claustrofobia è una fobia. Le fobie sono tra i disturbi mentali più comuni nelle aree urbane.

La paura di soffocare è un elemento caratteristico della Claustrofobia, come la senzazione di sentirsi in trappola ed in pericolo. I soggetti sono preoccupati di quello che può capitare loro in spazi ristretti, dal momento che percepiscono maggiormente il pericolo quando sono impossibilitati a muoversi.

La Claustrofobia può essere molto invalidante nel quotidiano, ma in genere viene gestita sufficientemente bene dai soggetti che evitano gli spazi che diano loro sensazioni di chiuso, come tunnel, treni, metropolitana, ascensori, stanze piccole, negozi, maschere, ecc.

Molto spesso la PAURA DEGLI SPAZI CHIUSI (CLAUSTROFOBIA) è associata ad altre cosiddette fobie situazionali o fobie ambientali (ad esempio, il buio, l’altezza, volare in aereo), ovvero le persone che temono un certo tipo di stimolo avranno timore anche per altri stimoli dello stesso gruppo.

È comune dire che le persone che soffrono di Claustrofobia temono situazioni di restrizione e/o di confinamento; tuttavia non non necessariamente le persone che soffrono di Claustrofobia hanno paura degli spazi chiusi, ma ciò che può accadere in questi casi è che essi percepiscono come una minaccia la restrizione delle possibilità di movimento.

I sintomi:

La PAURA DEGLI SPAZI CHIUSI (CLAUSTROFOBIA) può coinvolgere due gruppi di sintomi:

Il primo è l’Evitamento, cioè quando si cerca di evitare una situazione che può portare alla Claustrofobia. Ad esempio, trovandosi in uno spazio ristretto chi soffre di Claustrofobia può controllare costantemente le uscite per assicurarsi che non siano ostruite; all’interno di un veicolo, può preferire sedersi accanto a una porta e viaggiare solo quando c’è poco traffico; nei luoghi pubblici può stazionare vicino alla porta o evitare i bagni affollati.

Il secondo è l’Ansia.

I sintomi fisici e la somatizzazione ansiosa:

Tuttavia, quando non è possibile evitare le circostanze che portano effettivamente alla sensazione di costrizione in uno spazio angusto, può sopraggiungere un picco elevato di ansia, che può accompagnarsi ad alcuni dei seguenti sintomi:

  • Sudorazione
  • Respirazione rapida o iperventilazione
  • Nausea e vomito
  • Battito cardiaco accelerato, tachicardia
  • Svenimento
  • Tremore e brividi
  • Vertigine
  • Intorpidimento e formicolio
  • Difficoltà di respirazione e timore di soffocamento

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Dr.ssa Volpe Brinzaglia Alessandra

PAURA DEGLI INSETTI (ENTOMOFOBIA)

LA PAURA DEGLI INSETTI (ENTOMOFOBIA) è stata classificata nel DSM 5 tra i disturbi d’ansia, come una delle fobie specifiche. Prevede un marcato ed irrazionale timore o avversione nei confronti degli insetti. Il soggetto fobico ha reazioni emotive che possono andare da lievi forme di ansia fino ad avere Attacchi di Panico.

In genere l’individuo riesce a circoscrivere e dominare le sue paure.

La Paura, come tutte le emozioni, ha un’utilità per l’uomo e la sua sopravvivenza.

Ci dà infatti un segnale di allarme di fronte ai pericoli. Può però diventare un problema quando viene vissuta in maniera esagerata come nel caso delle fobie.
La Fobia (degli insetti, ma non solo) è una paura intensa, persistente e duratura per qualcosa che non rappresenta una reale minaccia, ma il soggetto percepisce questo stato d’ansia come non controllabile.

Se la PAURA DEGLI INSETTI (ENTOMOFOBIA) raggiunge un certo livello di intensità può divenire invalidante, fino ad andare a condizionare e limitare le normali attività quotidiane. Il soggetto che presenta questa paura è consapevole del fatto che, in presenza di un insetto, ma a volte anche di una semplice immagine, è colpito da una paura sproporzionata ed irrazionale. Ciononostante non riesce a gestirla e finisce per evitare ogni circostanza in grado di elicitare forti stati di ansia e angoscia.

Sintomi :

Come succede per tutte le fobie il soggetto avverte un’ansia anticipatoria, cioè la paura che possa innescarsi una reazione di panico dove possano esserci insetti. Questo lo può portare ad evitare tutte le situazioni in cui teme di perdere il controllo di sé.
L’entomofobia è quindi una vera forma patologica e non un semplice senso di disgusto per gli insetti.

La PAURA DEGLI INSETTI (ENTOMOFOBIA) può produrre tutti i sintomi spiacevoli tradizionalmente associati all’ansia o agli attacchi di panico. Ad esempio:

  • tremori
  • sudorazione intensa
  • tachicardia
  • nausea
  • gola secca
  • gambe molli
  • sensazione di perdita di contatto con la realtà
  • appannamento della vista
  • calo dell’udito
  • paura di svenire
  • difficoltà respiratorie
  • vertigini

Tali manifestazioni patologiche si attuano solo alla vista della cosa temuta o al pensiero di poterla vedere. Se si avverte l’impossibilità di prendere le distanze o evitare l’incontro con l’insetto temuto è possibile che l’ansia arrivi ad un’intensità tale da provocare un Attacco di Panico.

Conseguenze:

Spesso queste persone, pur sapendo razionalmente di non essere sottoposte ad un reale pericolo, disinfestano la loro casa con ogni tipo di insetticida e controllano che non ci siano insetti prima di sentirsi al sicuro.

Questa fobia può portare a scegliere il luogo dove vivere o dove andare in vacanza o condizionare il proprio tempo libero.

Di solito i soggetti che hanno questa fobia sono anche i primi in grado di avvistare o notare la presenza di un insetto nell’ambiente circostante. Questo accade perché quando si ha a che fare con quella che viene interpretata come una situazione di pericolo, i nostri sensi vengono amplificati da quella che viene definita ansia anticipatoria ovvero la paura di avere un Attacco d’Ansia.

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Dr.ssa Volpe Brinzaglia Alessandra

PAURA DELLA MORTE (TANATOFOBIA)

“Non è facile vivere ogni istante completamente consapevoli di dover morire. È come cercare di fissare direttamente il sole: si riesce a sopportarlo per poco”.

Che cos’

La PAURA DELLA MORTE (TANATOFOBIA), deriva dalla parola tanatofobia deriva dal greco thanatos che significa morte, e phobos che significa paura, letteralmente “paura della morte”.

La tanatofobia, colpisce milioni di persone in tutto il mondo. In alcuni individui può generare ansia e/o pensieri ossessivi.
Più precisamente, la tanatofobia è la paura della morte e/o della propria mortalità, mentre la paura delle persone che muoiono o delle cose morte è conosciuta come “necrofobia“, che è un concetto leggermente diverso.

La nostra esistenza è sempre adombrata dalla consapevolezza che cresceremo, giungeremo a maturazione finché, inevitabilmente, avvizziremo e moriremo.

Per alcuni PAURA DELLA MORTE (TANATOFOBIA) si manifesta solo in modo indiretto, vuoi come un’inquietudine generalizzata o mascherata sotto le sembianze di un diverso sintomo psicologico; altri individui sperimentano un flusso esplicito e cosciente di angoscia nei confronti della morte; e per altri ancora la paura della morte si manifesta nell’esplosione di un terrore che impedisce qualsiasi felicità e realizzazione.

Come esseri umani siamo l’unica specie consapevole della nostra esistenza, e questo ci permette di ragionare su noi stessi, portando a due tipi di conseguenze. Queste si collocano ai poli di un continuum che va dall’essere terrorizzati per il fatto che tutti dobbiamo morire e che può accadere da un momento all’altro, al cercare di vivere la vita nel miglior modo possibile perché è l’unica che abbiamo.

Non nasciamo con la paura di morire. Infatti i bambini fino ai tre, quattro anni non sono consapevoli della morte e quindi non possono preoccuparsene. L’idea è troppo astratta, lontana dalla propria esperienza fatta di gioco, azioni, divertimenti, nutrimento e condivisione. Non comprendono che significa scomparire per sempre. Solo con il tempo si impara a capire che esiste una “cosa” chiamata “morte” che porta via le persone per sempre.

Questa graduale consapevolezza permette di assimilare la riluttante idea che prima o poi tocca a tutti, favorendone l’accettazione intorno ai dieci, undici anni.

Sintomi:

Molto spesso chi ha paura di morire manifesta i sintomi di:

  • Ansia intensa al solo pensiero della morte,
  • Paura intensa,
  • Tensione,
  • Tremolio,
  • Pianto,
  • Disperazione.

Sono questi i sintomi più comuni per chi ha questo tipo di paura.

Questo tipo di paura è molto più frequente nelle persone con ansia, depressione e ipocondria.

Spesso questa forte paura ha alla base un significato più nascosto. Le cause sono da attribuire ad  un ricordo o un trauma che ha messo in discussione il proprio rapporto con la morte. Per esempio si può sviluppare in persone che hanno perso un genitore durante l’infanzia.

Le paure più legate alla tanatologia in cui si manifesta eccessiva ansia sono: la paura di morire da un momento all’altro, la paura di morire di parto, la paura di morire di infarto, la paura di morire di notte, la paura di morire giovani o la paura di morire dopo un lutto.

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Dr.ssa Volpe Brinzaglia Alessandra

ANSIA GENERALIZZATA

L’Ansia Generalizzata appartiene alla dimensione dei Disturbi D’ansia.

L’Ansia è un emozione caratterizzata da sensazioni di tensione, minaccia, preoccupazioni e modificazioni fisiche, come aumento della pressione sanguigna.

Le persone con Disturbi d’Ansia, presentano pensieri ricorrenti e preoccupazioni. Possono evitare alcune situazioni come tentativo di gestire (o non affrontare) le preoccupazioni.

I Sintomi:

Si caratterizza per ansia e preoccupazione eccessive, che si manifestano per la maggior parte dei giorni, relative a una quantità di eventi o di attività, generalizzata appunto.

L’individuo ha difficoltà nel controllare la preoccupazione e l’ansia, reputata eccessiva per intensità, durata o frequenza rispetto alla reale probabilità o impatto dell’evento temuto.

Si possono manifestare anche i seguenti sintomi:

  • Irrequietezza (sentirsi tesi, con i nervi a fior di pelle),
  • Affaticamento,
  • Difficoltà a concentrarsi o vuoti di memoria,
  • Irritabilità,
  • Tensione muscolare
  • Alterazioni del sonno (difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno, o sonno irrequieto e insoddisfacente).
  • Tremore
  • Sudorazione
  • Vertigini
  • Tachicardia

Ciò che permette di tracciare un confine tra patologico e non, è la dimensione eccessiva delle preoccupazioni e l’impatto negativo che sortiscono sul funzionamento psicosociale dell’individuo.

Che cos’è l’Ansia Generalizzata:

Il disturbo d’ansia generalizzata è caratterizzato da sintomi ansiosi di moderata intensità ma protratti nel tempo.

Gli individui con questo disturbo si descrivono di solito come persone sensibili, tendenti  al nervosismo e alla preoccupazione cronica, detta anche rimuginio, caratteristica cognitiva principale del disturbo d’ansia generalizzato.

Il rimuginio è inteso come una catena di pensieri negativi, in forma preminentemente verbale, nei quali il soggetto si concentra sulla natura incontrollabile della  preoccupazione e sul suo possibile ruolo nell’evitare gli esiti negativi degli eventi temuti.

Ciò che rende la preoccupazione patologica nel disturbo d’ansia generalizzato non è né il contenuto, né il grado con il quale la preoccupazione è riconosciuta come irragionevole, ma piuttosto la percezione che la preoccupazione è eccessiva e incontrollabile.

I pazienti con disturbo d’ansia generalizzata percepiscono di avere meno controllo sulle proprie preoccupazioni e riferiscono di avere una più alta proporzione di preoccupazioni non causate da eventi esterni.

La maggior parte dei pazienti con disturbo d’ansia generalizzato riconoscono di trascorrere molto tempo della loro giornata preoccupandosi per cose di secondaria importanza.

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Dr.ssa Volpe Brinzaglia Alessandra

FOBIE SPECIFICHE (MONOFOBIE)

“La fobia specifica è una paura intensa, persistente e duratura, provata per uno specifico stimolo (oggetto, animale, luogo, situazione, etc). Si tratta di una manifestazione emotiva sproporzionata per qualcosa che non rappresenta una reale minaccia”.

Le FOBIE SPECIFICHE (MONOFOBIE), sono state tra i primi fenomeni psicopatologici ad essere osservati e descritti. Benjamin Rush (1798) definì le fobie come “paure di demoni immaginari, o paure indebite di cose reali” arrivando a classificare diverse specie di fobie tra cui fobia dei gatti, fobia dei topi, fobia degli insetti, fobia degli odori, e cosi via.

Le FOBIE SPECIFICHE (MONOFOBIE), sono paure intense, persistenti e durature, provate per uno specifico stimolo (oggetto, animale, luogo, situazione, etc).
Si tratta di una manifestazione emotiva sproporzionata per qualcosa che non rappresenta una reale minaccia. Si instaura un processo che fa provare alla persona stati di ansia e terrore spropositati nei confronti dello stimolo fobico (il particolare elemento che causa la paura), tanto da farle mettere in atto comportamenti di evitamento delle situazioni nelle quali è probabile trovarsi faccia a faccia con lo stimolo.

Lo stimolo fobico varia molto da persona a persona: molte fobie specifiche sono consolidate e comuni (altitudine, animali pericolosi, siringhe) mentre in certi soggetti può instaurarsi una fobia specifica per stimoli molto insoliti come alimenti particolari, tonalità di colore o suoni specifici, il che spesso crea in queste persone una sensazione di vergogna rispetto al loro timore.

I SINTOMI delle Fobie Specifiche (MONOFOBIE):

Le fobie specifiche sono dunque paure sproporzionate rispetto a qualcosa che non rappresenta un reale pericolo, ma la persona percepisce questo stato di ansia come non controllabile, anche mettendo in atto strategie comportamentali o rimuginii utili per fronteggiare la situazione.

I sintomi fisiologici provati da chi soffre di fobie specifiche sono:

  • Tachicardia, Vertigini,
  • Disturbi gastrici e urinari,
  • Nausea, diarrea,
  • Senso di soffocamento,
  • Rossore,
  • Sudorazione eccessiva,
  • Tremito,
  • Spossatezza.

Ovviamente, tali manifestazioni patologiche si attuano solo alla vista della cosa temuta o al pensiero di poterla vedere.

Questi sintomi relativi a un’iperattivazione fisiologica si alleviano se la persona ritiene di aver evitato lo stimolo, di essersene allontanata o di essere in un ambiente che giudica sicuro. In altre persone può viceversa attivarsi a livello fisiologico una risposta opposta, con un forte abbassamento della pressione sanguigna e decelerazione del battito cardiaco, fino a provocare mancamenti o svenimenti. Tali reazioni sono tipiche di fobie legate alla paura delle iniezioni, alla vista del sangue o ferite.
Generalmente la persona che soffre di fobia specifica riconosce che la propria paura è eccessiva percependo tale reazione eccessiva come egodistonica.

I COMPORTAMENTI delle Fobie Specifiche (MONOFOBIE):

Chi soffre di una determinata fobia specifica tende a evitare le situazioni associate alla paura, ma alla lunga questo meccanismo diventa una vera e propria trappola, similmente a quanto accade per i disturbi d’ansia in generale.

Infatti, l’evitamento non fa altro che andare a confermare la pericolosità della situazione evitata e prepara all’evitamento successivo. Si crea, così un circolo vizioso, che da una parte porta a essere sfiduciati nelle proprie capacità e dall’altra compromette le relazioni sociali, perché pur di evitare la cosa temuta si è pronti a rinunciare a una serata tra amici.

Ad esempio chi ha la fobia degli aghi e delle siringhe può rinunciare ai controlli medici; chi ha paura dei piccioni non attraversa le piazze, chi teme i cani, eviterà tutte le situazioni in cui saranno presenti, e così via.

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Dr.ssa Volpe Brinzaglia Alessandra

ANSIA SOCIALE (FOBIA SOCIALE)

Caratteristiche :

La caratteristica principale dell’ANSIA SOCIALE (FOBIA SOCIALE) è la paura di agire, di fronte agli altri, in modo imbarazzante o umiliante e di ricevere giudizi negativi.

Appartiene alla dimensione dei Disturbi D’ansia. L’Ansia è un emozione caratterizzata da sensazioni di tensione, minaccia, preoccupazioni e modificazioni fisiche, come aumento della pressione sanguigna.

Le persone con Disturbi d’Ansia solitamente presentano pensieri ricorrenti e preoccupazioni. Inoltre, possono evitare alcune situazioni come tentativo di gestire (o non affrontare) le preoccupazioni.

Sintomi:

L’ansia sociale può portare chi ne soffre ad evitare la maggior parte delle situazioni sociali, per paura di comportarsi in modo “sbagliato” e di venir mal giudicati.

Solitamente le situazioni più temute sono quelle che implicano la necessità di dover fare qualcosa davanti ad altre persone, come ad esempio esporre una relazione o anche solo firmare, telefonare o mangiare; a volte può creare ansia  entrare in una sala dove ci sono persone già sedute, oppure parlare con un proprio amico.

Queste persone temono di apparire ansiose e di mostrarne i “segni”, cioè temono di:

  • diventare rosse in volto,
  • tremare,
  • balbettare,
  • sudare,
  • avere batticuore,
  • rimanere in silenzio senza riuscire a parlare con gli altri, senza avere la battuta “pronta”.

Accade spesso che, chi sperimenta ANSIA SOCIALE (FOBIA SOCIALE), quando non si trova in una situazione temuta, riconosca come irragionevole la propria paura e tenda, conseguentemente, ad auto accusarsi e rimproverarsi per non riuscire a fare cose che tutti fanno.

Tale disturbo sembra esordire normalmente in età adolescenziale o nella prima età adulta.

I sintomi:

I sintomi prevalenti sono:

  • paura di trovarsi in situazioni sociali;
  • paura di essere osservati mentre si sta facendo qualcosa, come parlare in pubblico, con una persona, scrivere, mangiare o telefonare;
  • temere di parlare in pubblico per la preoccupazione di dimenticare improvvisamente quello che si deve dire;
  • paura che gli altri notino il tremore delle mani o della voce;
  • paura di apparire poco chiari.

Nelle situazioni sociali temute, gli individui sono preoccupati di apparire imbarazzati e, soprattutto, sono timorosi che gli altri li giudichino ansiosi, deboli, “pazzi”, o stupidi.

Questi sintomi possono condurre il soggetto ad evitare di mangiare, bere o scrivere in pubblico, per timore di rimanere imbarazzato dal fatto che gli altri possano vedere le sue mani tremare.

Un’altra caratteristica tipica di questo disturbo è una marcata ansia che precede le situazioni temute e che prende il nome di ansia anticipatoria. Così, già prima di affrontare una situazione sociale (per esempio andare ad una festa o andare ad una riunione di lavoro), le persone cominciano a preoccuparsi per tale evento.

Come spesso accade nei disturbi fobici, le persone che provano tale disturbo riconoscono, quando sono lontane dalle situazioni temute, che le loro paure solo assolutamente irragionevoli, eccessive e sciocche. Arrivano così a colpevolizzarsi ulteriormente per i sintomi della fobia sociale stessa e per le proprie condotte evitanti.

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Dr.ssa Volpe Brinzaglia Alessandra

PROBLEMI GENITORIALI CON FIGLI

Come poter crescere bambini sostanzialmente sereni?

Non esistono ricette magiche, per risolvere i PROBLEMI GENITORIALI CON FIGLI.

Il verbo educare, dal latino educere, significa “tirar fuori, condurre”;

Educare non vuol dire insegnare, ciò che plasma a piacimento e forgiare, ma significa tirar fuori il potenziale di ogni persona.

Ogni genitore cerca nel miglior modo di crescere bambini sereni e forti, è possibile che ci siano dei problemi genitoriali con i figli.

Oggi, ci si trova sempre più ad avere a che fare con bimbi insicuri, sovrappeso, depressi, ansiosi e con adolescenti privi di punti di riferimento e assidui fruitori di sostanze psicoattive e di dispositivi elettronici. 

Il Genitore Autorevole:

I modelli familiari nei quali regna l’autorevolezza è uno modello in cui si riscontrano molti effetti positivi sul bambino.

Il genitore autorevole, adotta uno stile comunicativo e relazionale basato su quello che potremmo chiamare “affetto fermo”, ovvero si mostra amorevole, accogliente e rispettoso ma estremamente fermo nelle regole e nei valori per lui importanti.

Il rispetto è dato dalla conoscenza e dalla saggezza, non dal timore e dal potere.

È amorevole ed esigente al tempo stesso, esercita un “affetto severo”, pretende molto ma è altrettanto supportivo nell’educare i figli.

Vengono date regole e limiti, dopo averli spiegati, e al tempo stesso sono offerti sostegno e affetto sincero.

I genitori sono modelli da imitare perché ammirati dai figli e andranno a costituire da esempio per i figli.

Bravi genitori crescono bambini educati:

Ogni genitore o educatore, oltre a cercare di esercitare uno stile autorevole, è importante che sia ingrado di:

  1. Cercare di essere “il meglio” se vogliamo che anche i nostri bambini lo diventino: i bambini seguono l’esempio più di qualunque altra cosa.
  2. Lodare l’impegno più che la dote: uno degli errori più frequenti che si osserva nell’interazione con i bambini è quello di porre l’accento sulla “dote” anziché sull’impegno.
    Lodare l’impegno è di fondamentale importanza, perché porta i nostri figli a perseverare e a diventare resilienti nella vita.
  3. Cercare di rendere i bambini autonomi prima possibile e far sviluppare in loro il senso critico: La tendenza a volerli aiutare fino quasi a evitare loro qualsiasi tipo di problema a lungo andare non fa altro che danneggiarli considerevolmente.
    In questo modoIl ragazzo può sviluppare una totale assenza di autostima e una scarsa resilienza ai cambiamenti.
  4. Lavorare sulle nostre aspettative di adulti: le aspettative che un genitore nutre nei confronti del bambino possono essere veramente un’arma a doppio taglio, perché possono aiutare il piccolo a progredire ma possono anche bloccarlo drammaticamente.
  5. Il diritto alla noia e al gioco libero: Il gioco libero è la palestra migliore che possiamo offrire a nostro figlio, è la lezione  più importante da cui imparare.
    Imparando:

    • l’empatia: che permetterà loro di mettersi nei panni dell’altro;
    • la resilienza: che li tutelerà dai momenti negativi della vita.
  6. Praticare l’arte della ristrutturazione e dell’umorismo: saper ristrutturare significa saper mettere una nuova cornice a un evento, guardare una cosa con lenti diverse, più positive.
  7. Insegnare i sentimenti: È importante che le emozioni vengano vissute, spiegate; se non viene dato loro un nome, i ragazzi crescono in balia di esse e non imparano a comprendere i loro stati d’animo e a trasmetterli.
    Non riuscendo a riconoscere le proprie emozioni, i nostri giovani non potranno riconoscere nemmeno le emozioni altrui e sviluppare un atteggiamento empatico.
  8. Insegnare la gratitudine e l’umiltà: insegnare la gratitudine e praticarla sembra essere qualcosa di ormai dimenticato.

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Dr.ssa Volpe Brinzaglia Alessandra

RELAZIONI DISFUNZIONALI DI COPPIA

RELAZIONI DISFUNZIONALI DI COPPIA

L’amore può essere disfunzionale quando in ogni nuova relazione sentimentale:

  • sono ripetuti schemi relazionali a noi familiari,
  • sono riproposte le stesse insoddisfazioni e sofferenze 

È chiamato Amore, un generico sentimento di attrazione, non solo fisico ma anche emotivo, che spinge la persona a legarsi al partner; intravedendo con questa una certa affinità intellettuale o emotiva e, in casi più estremi, a sentirla come qualcuno con cui ci si capisce “al volo” quasi senza parlare.

Quello che può essere riconosciuto come amore, tuttavia non è sempre fonte di gioia e gratificazione; a volte può essere un sentimento che lega in una relazione disfunzionale in cui si continua a soffrire e ad essere insoddisfatti.

Cos’è che impedisce alla persona di legarsi a qualcuno che possa renderla realmente felice?

Riproporre in automatico gli schemi del passato

Nelle relazioni amorose si tende a ritrovare e a riproporre schemi del passato, che hanno connotato i rapporti con alcune figure significative, definendo il senso di sicurezza e di identità.

La persona è talmente abituata, a definirsi all’interno di queste dinamiche per natura “familiari” da tendere spontaneamente e senza accorgercene a ricercarle e a ricrearle anche con i partner che ci scegliamo nella vita adulta.

L’amore può essere vissuto come un’attrazione emotivamente ambivalente in cui si mescolano il vecchio e il nuovo;
una persona appena incontrata,  tuttavia attrae e fa sentire bene la persona, in un modo che suona “confortevole” perché ha qualche cosa di familiare.

Le RELAZIONI DISFUNZIONALI DI COPPIA sono definite tali quando: i due partner sono uniti in un legame entro il quale si ripetono alcuni aspetti insoddisfacenti delle relazioni affettive del passato.

Le RELAZIONI DISFUNZIONALI DI COPPIA possono mostrarsi anche in forme meno estreme, ad esempio, può essere riconosciuto, dietro ai fallimenti e alle delusioni della vita affettiva della persona, infatti, le stesse insoddisfazioni, e i stessi problemi che hanno tormentato un rapporto passato anziché dare serenità, gioia e gratificazione.

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Dr.ssa Volpe Brinzaglia Alessandra